L’ABBATTIMENTO DELLE FRONTIERE IDEOLOGICHE E LA LOTTA AI PREGIUDIZI.

Presentazione e scopo dell’evento

  • Uno dei maggiori problemi di questa ‘alba’ del XXI secolo è la polarizzazione delle posizioni politiche e ideologiche. Questa radicalizzazione ha come corollario una insanabile contrapposizione che impedisce una dialettica e un libero confronto, che sarebbero invece necessari per individuare decisioni condivise su cui fondare un futuro di progresso.
  • I punti su cui articolare l’approfondimento di questo tema potrebbero essere i seguenti.

o Critica al principio del politicamente corretto.
o Individuazione dei presupposti di una società multiculturale, necessari per strutturare una convivenza che sia pacifica ed equa; in proposito il rispetto delle peculiarità etniche deve armonizzarsi e non contraddire i principi del quadro normativo vigente.

o Valorizzazione delle associazioni – nelle quali le diversità ideologiche, politiche e spirituali costituiscono un valore – come luogo di mediazione di posizioni contrapposte al fine di raggiungere concertate soluzioni.

• Il convegno non ha lo scopo di orientare i presenti verso specifiche e determinate soluzioni ideologiche o politiche, ma si pone solo l’ambizioso obiettivo di promuovere i presupposti affinché la società civile torni ad essere animata da un libero e costruttivo dibattito.

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  • Il cosiddetto politicamente corretto consiste in un atteggiamento di supina adesione a principi che hanno una consolidata considerazione in quanto ritenuti aprioristicamente un’acquisizione positiva del progresso sociale e culturale, prescindendo da valutazioni fondate sull’esperienza. Conseguentemente si tende a respingere qualsiasi condotta o iniziativa che contrasti o metta in discussione le presunte conquiste della civiltà ritenute incomprimibili.
  • In concreto i principi di indimostrata validità hanno impedito quel dibattito che sarebbe stato necessario per una sostanziale evoluzione della società. In proposito attualmente sono emersi temi che impongono la revisione di verità che non possono essere ulteriormente ritenute dogmaticamente intangibili.

1. Critica al politicamente corretto

  • Ne sono un esempio l’ipersensibilità per le problematiche connesse ai fenomeni migratori, che, fino a qualche decennio fa avevano un’importanza marginale, mentre oggi, per il loro molteplice e diffuso impatto sulla società civile, richiedono approfondimenti liberi da pregiudizi o verità preconcette.
  • Un altro esempio: da più di un decennio le società occidentali stanno attraversando una crisi economica che si riflette sulla comunità con possibili fenomeni indotti come la diminuzione delle risorse disponibili a livello individuale e l’aumento della criminalità; come corollario di questa situazione, parte dell’opinione pubblica propone che principi etici ritenuti aprioristicamente intangibili – come l’accoglienza indiscriminata di migranti stranieri – debbano essere rinegoziati.
  • In maniera simmetricamente contraria al politicamente corretto si oppone il politicamente scorretto, che consiste in opzioni che si oppongono al perbenismo del conformismo benpensante.
  • Molti leader politici occidentali stanno investendo su questo tratto della psicologia collettiva, cioè sulla esigenza anche subliminale, di una ridefinizione del nucleo dei fondamenti che integrano il politicamente corretto; lo fanno adottando un linguaggio aspro, brutale, fuori dagli schemi della politica tradizionale e formalmente in linea con il carattere non convenzionale dei contenuti. Queste strategie riscuotono un successo popolare: lungi dall’essere estemporanee, sono espressione di un disegno che pone in diretta correlazione il diffuso malcontento con le derive del politicamente corretto.
  • Tuttavia questi movimenti sono esposti ad una crisi di credibilità, che deriva dalla consapevolezza che una visione critica del politicamente corretto non possa essere imposta dall’alto, ma richiede un cambiamento culturale che maturi il discernimento individuale in un contesto nel quale sia apprezzato il libero pensiero.

2. Società interculturale

  • In questo contesto devono essere considerate le questioni della convivenza interculturale, che impone continue negoziazioni fra i vari gruppi etnici al fine di evitare conflitti fra le diverse identità.
  • Queste negoziazioni non possono riguardare i precetti dell’ordinamento giuridico vigente, che sono un parametro di riferimento per valutare le conseguenze della propria condotta, a cui tutti devono indistintamente sottostare.
  • Spesso si fa riferimento alla tolleranza per indicare la predisposizione individuale da privilegiare nei rapporti interpersonali e soprattutto interetnici. Voltaire fondava la tolleranza sulla comprensione dell’imperfezione umana. Tutti gli uomini sbagliano, senza distinzioni di razza, di sesso, di religione, di condizioni personali e sociali; per questo, per convivere in armonia, si deve essere reciprocamente indulgenti.
  • Paradossalmente il concetto di tolleranza ha delle sfumature vagamente discriminatorie. Nella pratica infatti dietro la benevolente accettazione dell’altro si cela un implicito giudizio di superiorità, di diffidenza, o addirittura di biasimo o di condanna. La convivenza dovrebbe invece essere strutturata sul riconoscimento della pari dignità dell’altro.
  • Segnatamente in materia di immigrazione la demagogia politica, rigidamente polarizzata sui principi simmetricamente opposti dell’accoglienza generalizzata o del respingimento indiscriminato, strumentalizza le possibili derive conseguenti ai due atteggiamenti, rendendo difficili approcci costruttivi che possano conciliare i principi di civile solidarietà con i problemi di sovraffollamento e di criminalità indotta. L’integrazione è un dovere civile, ma ha senso qualora sia reale e non si esaurisca in affermazioni di facciata da spendere per fini politici o elettorali.
  • I mutamenti delle condizioni di vita e i costi sociali che richiede la dimensione interculturale devono essere tali da non alimentare una contrapposizione fra i cittadini del Paese ospitante e i nuovi arrivati.
  • Solo tenendo presenti questi presupposti e rinunciando ad alimentare l’enfasi populista di un facile buonismo o all’opposto quella ad effetto di un’inconsistente intransigenza, le questioni connesse alla convivenza multirazziale, seppur non risolte, potranno essere affrontate seriamente.

3. Valorizzazione delle associazioni

  • Il progresso della società civile richiede un libero e costruttivo dibattito su temi emergenti che attualmente hanno acquisito un’importanza centrale, che impone, come presupposto l’abbattimento delle frontiere ideologiche e la demolizione dei pregiudizi sui quali esse sono edificate.
  • In questo modo la società civile potrà avvalersi di potenzialità di consessi collettivi altrimenti oscurate da sterili e aprioristiche contrapposizioni individualistiche.

• Le associazioni nelle quali le diversità ideologiche, politiche e spirituali costituiscono un valore e un arricchimento anziché un limite sono chiamate ad edificare una democrazia fondata sulla ricchezza del pluralismo, in quanto sono un luogo privilegiato per un dibattito costruttivo.

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